sabato 16 settembre 2017

Proverbi egiziani



- Non sposare la scimmia per i suoi soldi: finiti i soldi, rimane la scimmia.
- Stai attento,perché anche i serpenti piccoli sono velenosi.
- Quando hai un uccellino nella tua mano, non cercare di 
  prendere quelli che sono sugli alberi.
- Fidarsi di un uomo è come fidarsi che l'acqua non passi attraverso i 
  buchi del setaccio.

ill: egyptian man by marwaesmail
Condividi l' articolo su Facebook

domenica 3 settembre 2017

Gli âléwen: canti matrimoniali tuareg


Ogni fase dei preparativi per la celebrazione del matrimonio tuareg come il corteo nuziale, la preparazione dei pasti, l'installazione della tenda della sposa e il letto di sabbia, è accompagnata da canti tradizionali detti “âléwen”.
Gli “âléwen” sono poesie, in passato scritte principalmente da uomini,  adattate alla musica e accompagnate dal tamburo, ganga,  introdotto per dare il ritmo. Nella popolazione dei Tuareg, fin dagli albori del tempo, la poesia e il canto hanno avuto un ruolo importantissimo ma allo stesso tempo restano pratiche artistiche che conferiscono agli autori uno status famigerato. I temi degli "âléwen" non sono legati solo all'amore, ma anche alla guerra, a fatti illustri, ai viaggi  e alla separazione. In caso di battaglie gloriose, sono un soggetto, tanto quanto l'amore, privilegiato dalle donne che così celebrano i loro compagni.
Attualmente, in questo genere musicale esistono cinque melodie che non hanno subito alcuna alterazione per secoli a causa del loro patrimonio e carattere tradizionale. Rimangono un'eredità millenaria a cui i Tuareg hanno mantenuto il carattere culturale, rendendo queste canzoni un tesoro ancestrale. Va notato che gli "âléwen" erano proprietà esclusiva degli Ihagarren, aristocratici e guerrieri che cedettero questo privilegio artistico alla classe della nobiltà sahariana.

Estratto di testo âléwen”

Questa è una bambina tra le creature di Dio
Egli ha messo acconciature e amuleti
Ha fatto un sacco di grandi e otto cuscini.
La mia copertura, con lunghe frange
Oh tenda PEG, si apre, Shun voi.
Scalare il letto di sabbia per farlo crescere
Anche la terra sarebbe volare
Fai una tenda del Gran Re
In nome di Dio per il matrimonio di mio fratello.


traduzione di una nota di Hassan Midal 
Condividi l' articolo su Facebook

domenica 23 luglio 2017

La leggenda dei portatori d'acqua





In un tempo ormai lontano vi era una città dalle cui colline limitrofe scendevano a valle, rivoli e ruscelli che alimentavano pozzi e sorgenti zampillanti. Giardini lussureggianti abbellivano la città e orti rigogliosi fornivano frutta e legumi alla popolazione e nutrimento per il bestiame. L’ acqua, benedizione di Allah, era l’origine di tutto quel benessere. Finché, un brutto giorno la vita di quegli abitanti fu sconvolta da un prolungato periodo di siccità; i ruscelli scomparvero, le sorgenti si inaridirono, le piante si rinsecchirono e gli animali cominciarono a morire. Nei pozzi non c’era più acqua. Si cercò allora di scavare nuovi pozzi: tutto inutile. Al sultano dell'epoca, non restò che fare appello al più rinomato rabdomante del regno. Lo convocò a corte e gli promise che, se l'avesse aiutato a trovare l’ acqua, lo avrebbe letteralmente coperto d'oro. Il rabdomante esaminò da cima a fondo il cortile del palazzo finché il suo bastoncino, prese a curvarsi per indicare la presenza di una sorgente sotterranea. Fidando sull’ avidità dello stregone, il sultano gli raddoppiò l'onorario, pregandolo in cambio di mantenere segreta la sua scoperta. Si scavò così un nuovo  pozzo e l’acqua ritornò a scorrere ma solo all'interno delle mura del palazzo; qui i giardini venivano regolarmente irrorati, le mogli e le concubine del sovrano si concedevano, ogni giorno, il lusso di un bagno. Nel frattempo fuori dalle mura i  sudditi morivano di sete. L'unico figlio maschio del sultano, l’emiro “Abd al- Karim”, giovane timorato di Dio, rimase disgustato dalla vista di quello spettacolo e  sentendosi in dovere di aiutare gli abitanti della sua città, mobilitò un manipolo scelto di persone di sua fiducia e stabilì un preciso piano d'azione: lui e suoi uomini, vestiti di bianco e a viso coperto, servendosi di passaggi sotterranei, sarebbero apparsi tra la gente in prossimità delle moschee, portando otri di pelle rigonfi di acqua potabile da distribuire alla popolazione. Una campanella avrebbe annunciato il loro arrivo. La gente, sbalordita, pensò in un primo momento che fossero giunti in loro aiuto gli spiriti degli antichi marabutti. L’ eco di quegli avvenimenti giunse a palazzo, dove i cortigiani e gli ulema, che non approvavano l'operato degli anonimi coppieri, riuscirono a influenzare il sultano, facendogli balenare il sospetto che si trattasse, in realtà di una cospirazione contro il potere costituito. L'esercito fu messo in allerta e fu invocata la pena capitale per gli “uomini dell’acqua”. Ma l’emiro non si scoraggiò e incitò i suoi seguaci a perseverare nella loro missione. A quel punto, il sultano, determinato ad arrestare gli insorti si appostò con le truppe davanti alla grande moschea nel giorno della preghiera ed attese finché il silenzio fu rotto dal vivace tintinnio di una campanella. Sul ciglio della strada, apparve un bianco “uomo dell’acqua" che senza alcun timore continuò ad invitare la gente ad avvicinarsi. Infuriato il sultano sguainò la spada e i soldati caricarono la folla che cercava di proteggere il portatore d'acqua, formando una barriera umana. Approfittando del momento il sultano riuscì ad avvicinarsi e roteando la spada gli troncò di netto la testa accorgendosi quando ormai era troppo tardi, che la testa del ribelle era quella di suo figlio! Improvvisamente lampi, folgori e boati assordanti scossero la terra. Spaventose trombe d'acqua si abbatterono sul paese e una furiosa inondazione distrusse quanto incontrò al suo passaggio. Il sangue che aveva impregnato il bianco abito del principe ereditario, si sparse ovunque. Sconvolti, gli abitanti, caddero nella più buia disperazione mentre il sultano, con la mente alterata dal rimorso, si tolse la vita. Il suo successore, volendo dare seguito alle suppliche degli abitanti, diede ordine di costruire, in tutti i luoghi in cui erano apparsi “gli uomini della dell’acqua", delle fontane. Da allora in tutto il Marocco, i portatori d'acqua hanno adottato un abito bianco e rosso, adorno di allegri campanelli per rendere perpetuo il ricordo del loro fondatore.

Condividi l' articolo su Facebook

giovedì 29 giugno 2017

Abbigliamento arabo tra passato e presente: kurta


Il  kurta (o kurti) è un abito tradizionale indossato in Afghanistan, in Bangladesh, in India e in Pakistan. E’ una camicia allentata che cade appena sopra o sotto il ginocchio ed è indossata sia dagli uomini che dalle donne. E’ abbinato ad un shalwar o ad un churidar per le donne o ad un pajama per gli uomini e si usa sia giornalmente che nelle occasioni speciali. I kurtas erano molto di moda anche nel mondo occidentale specialmente negli anni 60/70, venivano indossati dagli hippies come camicette sopra i jeans , questa versione era solitamente un po’ più corta di quella originale. Un kurta tradizionale si compone di parti rettangolari di tessuto tagliate in modo da non lasciare tessuto residuo. Le cuciture laterali sono lasciate aperte sopra il bordo, per dare all'indossatore una certa facilità di movimento. La scollatura è sempre tonda e la svasatura è minima. Anch'esso molto pratico e comodo. E’ generalmente abbottonato sul petto, con gradevoli ricami geometrici lungo i bottoni, il collo e il bordo delle maniche. 

Condividi l' articolo su Facebook

martedì 23 maggio 2017

Cos'è il Ramadan.


Ramadan in arabo significa "Mese torrido" è il nono mese del calendario islamico che è legato ai mesi lunari e perciò non cade in un mese specifico del nostro calendario, ma varia di anno in anno; rispetto al calendario solare, le date di Ramadan variano spostandosi all'indietro di circa undici giorni ogni anno, a seconda della luna.
E' il mese del digiuno islamico durante il quale i credenti musulmani devono astenersi dal mangiare, dal bere e da rapporti sessuali, dall'alba fino al tramonto. Il digiuno è destinato ad insegnare ai musulmani la pazienza, l'umiltà e la spiritualità.
Durante il Ramadan, i musulmani chiedono perdono per i peccati passati, pregano perché Allah li guidi e li aiuti ad astenersi dai mali di tutti i giorni e li sostenga nella purificazione attraverso l'autocontrollo e le buone azioni. 
Il Ramadan è un mese di carità, durante il quale il credente deve dividere i suoi beni con coloro che ne hanno bisogno. 
Il Ramadan per il musulmano praticante è quello che la Quaresima è per i cristiani praticanti: un mese di sacrifici per il corpo e di elevazione spirituale nella meditazione e nella preghiera, anche se il senso è diverso. Il digiuno cristiano della quaresima rievoca l'esperienza degli Ebrei nel deserto, nelle difficoltà della natura, senza cibo e acqua, avendo solo la parola di Dio per guida fino a sfociare nella gloria della Pasqua, mentre il mese di Ramadan non rievoca alcun evento, ma ha lo scopo di testimoniare la sottomissione fiduciosa, l'obbedienza spontanea e la voglia di corrispondere alla volontà di Dio dei fedeli musulmani. l digiuno, durante il sacro mese di Ramadan, è atto basilare di culto, obbligatorio per tutti i musulmani tranne che per alcune categorie di persone. Per legge sono esenti dal digiuno i minorenni, i vecchi, i malati di mente, i malati cronici, i viaggiatori, le donne in stato di gravidanza o che allattano, le persone in età avanzata, nel caso che il digiuno possa comportare un rischio per loro ed è proibito alle donne musulmane mestruate e in puerperio. La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purché si riprenda subito dopo aver preso coscienza di tale rottura. In caso di interruzione consapevole, bisogna rimediare con l’offerta di un pasto a un certo numero di musulmani bisognosi, oppure dare l’equivalente in denaro; diversamente bisogna digiunare per sessanta giorni. Con il sorgere della luna nuova del mese di Shawwal ha termine il mese di Ramadan e con esso finisce l'astinenza ed inizia 'Id al-Fitr, la festa della rottura. Il Ramadan nel 2017 avrà inizio venerdì 26 maggio e terminerà  sabato 24 giugno.


Condividi l' articolo su Facebook

sabato 6 maggio 2017

La poesia turca di: Nâzım Hikmet


  Alla vita




          Prendila sul serio
          come fa lo scoiattolo, ad esempio,
          senza aspettarti nulla
          dal di fuori o nell'aldilà.
          Non avrai altro da fare che vivere.
          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto
          che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
          o dentro un laboratorio
          col camice bianco e grandi occhiali,
          tu muoia affinché vivano gli uomini
          gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
          e morrai sapendo
          che nulla è più bello, più vero della vita.
          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto
          che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
          non perché restino ai tuoi figli
          ma perché non crederai alla morte
          pur temendola,
          e la vita peserà di più sulla bilancia.

Condividi l' articolo su Facebook

sabato 22 aprile 2017

Festività islamiche : Lailat al Miraj


Burāq

                                                    24 aprile 2017

                            si festeggia" Lailat al Miraj" (o Lailat Al-Isra) 

ovvero il viaggio notturno di Maometto. La storia, come ci è raccontata dalle fonti islamiche, parla di un viaggio mistico (isra) , dalla Mecca a Gerusalemme, seguito da un'ascensione (miraj), durante la quale Maometto salì, uno dopo l'altro, i sette cieli della creazione. In ciascun cielo Maometto incontrò i profeti di Dio che lo avevano preceduto: Davide, Salomone, Mosè, Gesù, Abramo, Ismaele, fino ad Adamo il primo profeta. Giunto al settimo cielo, Maometto fu ammesso al cospetto di Dio. Tutto ciò fu possibile grazie ad un destriero alato mitico chiamato Burāq dal volto umano femminile e dal corpo a metà strada tra il mulo e l'asino e si svolse in meno del tempo di un battito di ciglia. Un Hadit afferma esplicitamente che una brocca d'acqua, che si era rovesciata vicino al letto di Maometto nel momento in cui era iniziata la sua visione, non ebbe nemmeno il tempo di versare il liquido contenuto, mentre il Profeta compiva tutto il suo viaggio. Alla fine della sua visione, Maometto si ritrovò alla Mecca da dove era partito. E' del tutto ovvio che il giudizio sulla veridicità di questa esperienza può essere espresso solo a partire dalla fede e dalle convinzioni di ciascuno, ma questa storia ha comunque avuto moltissimi echi e riprese nel mondo arabo, dove ha portato alle complesse simbologie dei Sufi, e anche nel mondo cristiano: è infatti evidente la somiglianza tra lo schema della storia dell'ascensione di Maometto con le sue tappe e incontri in ciascuno dei sette cieli, con la storia raccontata da Dante nella Divina Commedia. In effetti oggi si da per scontata l'influenza del "Libro della scala"( un poema arabo che racconta il viaggio di Maometto) con il grande poema di Dante.

Condividi l' articolo su Facebook

mercoledì 22 marzo 2017

Tradizioni nuziali arabe

A wedding procession. 

E’ tradizione, ma non è obbligatorio, che i matrimoni nei paesi arabi durino parecchi giorni. Si organizzano varie feste per celebrare i diversi aspetti del matrimonio. Ogni festa ha le sue tradizioni come lo "zaffeh” in Libano e regali dolci per gli invitati in Iran.
Ai giorni nostri alcune coppie moderne, per scelta personale, riducono la durata della cerimonia e quella del numero delle feste. 

Festa di fidanzamento
Dopo che la sposa ha accettato un’offerta di matrimonio, è costume per le famiglie della sposa e dello sposo dare una festa per parenti e amici. In quest’occasione le feste che includono musica, danze e grandi quantità di specialità gastronomiche locali possono protrarsi fino a tarda notte e la futura sposa può cambiarsi d'abito diverse volte.

Lo Zaffeh libanese
Ci sono molte culture in Libano, ma una tradizione è comune a tutte. Lo "zaffeh" ovvero uno spettacolare momento in cui, in una grande festa di musica, balli e canti popolari, gli amici e i parenti accompagnano in un lungo corteo lo sposo dalla sua futura moglie.  Lo sposo entra nella casa e porta via la sposa. La coppia è accompagnata da una folla in festa che li saluta e augura loro tanta fortuna nel matrimonio.

I regali iraniani
In Iran, è tradizione dare un regalo speciale agli invitati del matrimonio. Questo costume è stato praticato in Iran per secoli, addirittura prima che nascesse la religione islamica. Ogni invitato va solitamente a casa con un dolce avvolto nella seta o nel pizzo. Esempi di regali che possono essere fatti sono i cosiddetti “noghl” (confetti alle mandorle) o i "nabat” (cristalli di zucchero che si sciolgono nel tè). Quest’usanza deriva dal fatto che le spose fossero solite visitare le case del proprio villaggio per annunciare il loro fidanzamento. Durante queste visite, esse portavano con sé dei dolci per festeggiare con parenti e amici.

Le mandorle
Una tradizione che molte nazioni in cui si parla arabo continuano a praticare, è servire mandorle durante il ricevimento nuziale. Durante la festa nuziale ci si assicura che ciascun invitato riceva cinque mandorle. Le mandorle rappresentano i cinque desideri sacri per il matrimonio, che includono felicità, ricchezza e longevità. Talvolta le mandorle possono essere caramellate. Il cuore della mandorla rappresenta i tempi duri che la coppia dovrà affrontare durante il matrimonio, mentre la parte dolce rappresenta l’amore. Vengono date cinque mandorle anche perché il cinque è un numero dispari e i numeri dispari non possono essere divisi,un simbolo della coppia che sta insieme.

Condividi l' articolo su Facebook

sabato 11 febbraio 2017

La poesia araba di Nizar Qabbani

 Confronto d'amore.



                               Non rassomiglio agli altri tuoi amanti, mia signora
                                 Se un altro ti donasse una nuvola
                                 Io ti darei la pioggia
                                 Se ti desse un lume
                                 Io ti donerei la luna
                                 Se ti donasse un ramo germogliato
                                 Io tutti gli alberi
                                 E se un altro di donasse una nave
                                 Io ti darei l'intero viaggio.


Nizar Qabbani

Condividi l' articolo su Facebook

mercoledì 25 gennaio 2017

Proverbi egiziani



               - Non si può togliere il veleno al coccodrillo e agli uomini malvagi.
               - Non rispondere all'ignorante,crea discordia.Il suo cuore,infatti,
                 non accetterà mai la verità.
               - Non dare insegnamenti a chi non ti vuole ascoltare .
               - Non litigare con uno arrabbiato.
               - Agisci sempre con calma; la fretta è cattiva consigliera.

   ill:  Les négociations – Aquarelle de Bouhammadi


Condividi l' articolo su Facebook

lunedì 2 gennaio 2017

La poesia araba di Mahmoud Darwish:


Si tratta di un uomo




Incatenarono la sua bocca
legarono le sue mani
alla roccia della morte
e dissero: “sei un assassino“.
Gli tolsero il cibo, gli abiti, le bandiere
lo gettarono nella cella dei morti
e dissero: “sei un ladro“.
Lo rifiutarono in tutti i porti
portarono via la sua piccola amata
e dissero: “sei un profugo“.
O tu, dagli occhi e le mani sanguinanti!
la notte è effimera,
né la camera dell’arresto
né gli anelli delle catene
sono permanenti.
Nerone è morto, ma Roma no,
lotta persino con gli occhi!
e i chicchi di una spiga morente
riempiranno la valle di grano.

Condividi l' articolo su Facebook

sabato 17 dicembre 2016

La civiltà araba

Averroè
Gli Arabi lasciarono un segno profondo del loro passaggio tra i popoli conquistati. 
Uno dei principali loro meriti fu senza dubbio lo sviluppo dato dall'agricoltura: essi infatti valorizzarono con accurati lavori di irrigazione zone incolte, importarono specialmente in Spagna e in Sicilia nuove colture (riso, giardini ricchi di limoni e di aranci, di albicocche e di palme da dattero.
Inoltre dopo averne appreso l'uso nell'Iran (Persia), introdussero in Occidente il mulino a vento, che costituì una nuova importante forma di energia, destinata insieme alla forza dell'acqua e a quella degli animali ad aumentare la produzione e a favorire i consumi. 
Dall'altra parte, non potendo in base al Corano possedere le terre che occupavano, fecero a poco a poco scomparire i latifondi, assai diffusi nel mondo romano e bizantino, e dettero particolare sviluppo alle piccole proprietà, affidandole alla cure di elementi locali.
Perfetti artigiani, gli Arabi si dedicarono anche, e con pieno successo, alla fabbricazione delle stoffe, della carta, del cuoio, della seta e delle armi e di conseguenza, favoriti da una potente flotta mercantile, ai commerci e ai traffici, che svolsero indisturbati in tutto il Mediterraneo fino al sorgere della repubbliche marinare italiane.
Testimoniano il progressi da essi raggiunto nella attività industriali le famose sete, dette damaschi dal nome della città di Damasco in Siria dove venivano anche create della tele leggerissime, dette mussoline da Mossul nella Mesopotamia dove erano prodotte in gran quantità ed anche il cuoio rosso del Marocco, noto appunto come cuoio marocchino. 
Anche il frequente uso di espressioni di origine araba nel linguaggio marinaresco di ogni paese (ad esempio arsenale, dàrsena, dogana, ammiraglio) conferma l'importanza dell'attività commerciale da essi svolta nel bacino del Mediterraneo. 
Gli Arabi svilupparono e approfondirono anche la conoscenza della filosofia e della medicina. Essi infatti scoprirono opere filosofiche e scientifiche dell'età antica, come gli scritti del filosofo greco Aristotele, giunti attraverso il Medioevo sino a noi per merito di due famosi dotti arabi: il medico Avicènna (secolo XI) e il filosofo Averroè (secoloXXI).
Dettero pure grande importanza agli studi astronomici, diffondendo ovunque l'uso di vocaboli quali nadìr, zènit, àzimut, e agli studi matematici, in  cui fecero particolari progressi: fra l'altro inventarono l'algebra (in arabo "arte delle soluzioni) e introdussero l'uso dello zero e delle cifre. Si distinsero inoltre negli studi giuridici e scientifici e nell'organizzazione di biblioteche.

Condividi l' articolo su Facebook

lunedì 21 novembre 2016

I 3 fratelli (fiaba marocchina)


C’era una volta e c’è ancora un piccolo villaggio in Marocco, dove viveva un uomo buono, il suo nome era Mustapha.
Un giorno Mustapha stava camminando sotto il sole del deserto quando incontrò una fanciulla, con la carnagione color del latte, tanto bianca quanto la sua era scura e ambrata. Il sussulto che provò nel vedere la giovane Amina (così si chiamava la fanciulla) non lo lasciò più e poiché anche il cuore di lei batteva forse nel petto ogni volta che ripensava allo sguardo di Mustapha, i due giovani si sposarono e un bel giorno di primavera nacque Mohamed, gli occhioni scuri come la notte che brillavano sul visino color della spremuta di olive.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui, a causa di una carestia, Amina fu costretta a trasferirsi in Francia con il piccolo Mohamed, per lavorare in una grande fabbrica. Per Amina furono tempi molto duri: si alzava che era ancora buio e la sera, esausta, rientrava con l’autobus fino ad arrivare nella sua piccola casetta, nella periferia della grande città.
Passarono gli anni e fu così che Amina notò il giovane francese che viaggiava sul suo stesso autobus e che ogni sera le lasciava il proprio posto perché potesse sedersi. Tra Amina ed Etienne, questo era il nome del giovane francese, nacque l’amore, così Amina decise di divorziare da Mustapha.
Presto nella piccola casetta della periferia della grande città francese, Mohamed ebbe un fratellino, Samir, con gli occhioni scuri come la notte che brillavano sul visino color del latte.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui Amina parti con i suoi bambini per una vacanza al villaggio dove era nata. Fu così che Mohamed poté riabbracciare il suo papà e Amina rivide Mustapha. Bastò uno sguardo e il loro cuore riprese a battere l’uno per l’altra, come se tutti quegli anni non fossero mai trascorsi, Amina non tornò in Francia e si risposò con Mustapha. Nacque il piccolo Rachid, che assomigliava tutto al suo papà e al fratello maggiore Mohamed.
Gli anni passarono e venne il giorno in cui il viso colo del latte di Samir sembrò ai suoi fratelli troppo diverso dal loro, così iniziarono a escluderlo dai loro giochi. Samir piangeva e stava sempre da solo, senza capire che differenza potesse mai fare il colore della pelle: non era forse vero che a tutti e tre piaceva correre, giocare al pallone, colpire le lattine con i sassi? Non era vero che a nessuno di loro piaceva andare a scuola, fare i compiti, dormire al buio?
Un giorno Mohamed e Rachid stavano giocando in un campo appena fuori dal villaggio e trovarono a terra dei bussolotti. Improvvisamente, da uno dei bussolotti usci un mago che disse ai due bambini: “Ognuno di voi ha diritto a un desiderio, ma uno, uno solo per ciascuno, diverrà realtà”.
Fu così che uno dei due fratelli espresse il desiderio al Grande Mago: “Voglio diventare bianco come Samir”. Il tempo di sbattere le palpebre e la sua pelle scura color della spremuta di olive divenne chiara come il latte di capra.
Disse il mago rivolgendosi al fratello: “Hai diritto anche tu a un desiderio, ma uno, solo uno, diverrà realtà”. Il bambino non ci pensò molto e disse al mago: “Voglio che mio fratello ritorni nero”. Il tempo di un sospiro e la pelle del fratello ritornò scura come una spremuta di olive. E fu così che il mago tornò nel bussolotto pensando tristemente che gli esseri umani hanno tutti lo stesso cuore che batte nel petto e che il sangue che scorre nelle loro vene è dello stesso colore e che i sentimenti che scuotono la loro anima sono uguali…..eppure vedono solo le diversità esteriori, che hanno la stessa importanza che ha per l’infinito uno sbattere di palpebra.


Condividi l' articolo su Facebook

giovedì 20 ottobre 2016

Il palazzo Topkapi


Il Palazzo di Topkapi, costruito nel 1453 in seguito alla presa di Costantinopoli da parte di Maometto il Conquistatore che vi ha abitato fino alla sua morte, ha ospitato ben 26 dei 36 sultani dell’Impero Ottomano. 
Superata la Porta Imperiale ci si trova di fronte ad un edificio immenso con chioschi, haremhammamcortili, corridoi e belvedere che nascono dalle continue modifiche e ampliamenti introdotti dai diversi sultani. Il Palazzo inframmezzato da corti, ha ampi cortili abbelliti da giardini rigogliosi e fontane, tutto in stile moresco. Sul primo ampio spazio (dedicato al corpo di soldati cristiani convertiti all’Islam) si affaccia la chiesa di Santa Irene e la fontana nella quale si dice che i giannizzeri pulissero le spade dal sangue delle esecuzioni che avevano luogo in questo cortile.
Dalla Porta del Saluto, dalla quale potevano entrare a cavallo solo il sovrano e sua madre, si accede alla Corte delle Cerimonie: qui si tenevano le assemblee sugli affari di stato, le adunate del popolo che manifestava il proprio scontento al sultano e il pagamento dello stipendio ai giannizzeri.
L’ala del palazzo dedicato alle donne del sultano era composto da 300 stanze, 8 bagni, 4 cucine, 2 moschee, 6 cantine, una piscina e un’infermeria: vi abitavano circa mille donne, tra cui la regina madre, le favorite del sultano, ma anche ex favorite che gli avevano dato un figlio, domestiche, nutrici, sarte, musiciste, danzatrici e schiave, sorvegliate dagli eunuchi, gli unici uomini oltre al sovrano che erano ammessi in questa parte del palazzo.
Anche l’harem era diviso internamente da cortili, alloggi degli eunuchi, gallerie segrete, fontane e fresche corti affacciate sul mare. Nelle cucine lavoravano circa 1000 persone che apparecchiavano ogni giorno per 5000 coperti e che arrivavano a 15000 durante le feste. Preparavano circa 50 portate per ogni banchetto, ma i pasti del sultano venivano preparati a parte per ragioni di sicurezza.
Sulla terza corte si affaccia il Palazzo Arz Odasi che fungeva da sala di ricevimento del sultano; qui il rumore della fontana serviva per impedire agli estranei di ascoltare le conversazioni. Troviamo anche la Biblioteca di Ahmet III che un tempo custodiva ben 6000 volumi, manoscritti inediti di diverse culture e Hirka-i-Saadet, il padiglione delle reliquie dei santi, con i cimeli più preziosi del mondo islamico come alcuni oggetti appartenuti al Profeta Maometto, il suo mantello, il suo stendardo, un dente, un’impronta del piede e perfino alcuni peli della sua barba.
Sebbene fosse considerata un tabù la pittura di esseri viventi, i sultano incentivarono questa arte e si fecero realizzare miniature particolarmente pregiate dei loro ritratti che tenevano nascoste nella Sala delle miniature. In queste 4 sale sono custoditi tutti gli oggetti preziosi appartenuti ai sovrani: dai candelabri di oro massiccio con incastonati 6666 diamanti al trono ricoperto di lamine d’oro fino al pezzo più importante della collezione, il Diamante del mercante di cucchiai, di ben 86 carati e circondato da 49 brillanti. Non solo gioielli, ma anche i doni di capi di stato che per secoli hanno fatto visita ai sultani e armature di rappresentanza. Chiamata anche il Giardino dei Tulipani, il fiore preferito dal sultano Ahmet III, la quarta corte vanta una meravigliosa terrazza affacciata sul  Bosforo, sicuramente una delle più panoramiche grazie anche al Baldacchino in rame circondato da vasche di marmo e fontane gorgheggianti con una magnifica vista sul Corno d’Oro. In questo angolo solitario del palazzo il sultano si faceva servire la cena dopo il tramonto nel periodo del Ramadan.

Condividi l' articolo su Facebook

martedì 13 settembre 2016

La poesia turca di Nazim Hikmet.

Pioggia d'estate



Pioggia d'estate cade dentro di me
acini d'uva si schiacciano contro i miei vetri
gli occhi delle mie foglie sono abbagliati
pioggia d'estate cade dentro di me
piccioni d'argento volano dai miei tetti
la mia terra corre coi piedi nudi
pioggia d'estate cade dentro di me
una donna è scesa dal tram
i polpacci bianchi bagnati
pioggia d'estate cade dentro di me
senza rinfrescare la mia tristezza
pioggia d'estate cade dentro di me
all'improvviso s'arresta
il peso dell'afa è rimasto dov'era
al termine delle grosse rotaie 
arrugginite.

ill: Summer Rain Painting by Jani Freimann

Condividi l' articolo su Facebook

giovedì 18 agosto 2016

Abbigliamento arabo tra passato e presente: burkini


Secondo la Legge Islamica, le donne possono praticare solo gli sport indicati dal Profeta e tra il tiro con l'arco, la corsa e la lotta libera, nelle hadīth (gli aneddoti raccontati da Maometto che costituiscono la seconda fonte di legge dopo il Corano) è previsto anche il nuoto, concesso a patto che venga eseguito con gli abiti adatti. 
Il Burqini o burkini ( parola formata dall’incontro tra Burqa e bikini) è un costume da bagno pensato e realizzato per le donne musulmane, in grado di coprire tutto il corpo, lasciando liberi il volto, le mani e i piedi. Ad inventarlo è stata Aheda Zanetti, australiana di origine libanese, che nel 2003 registrò il nome del suo costume da bagno, in regola con le norme di abbigliamento della sharia. Ogni donna musulmana, con questo costume può fare sport o fare il bagno al mare come qualunque ragazza o donna non musulmana senza tradire la propria identità culturale e religiosa tradizionale. E’ composto da tre pezzi : copricapo, casacca e pantaloni ed è talmente leggero da permettere di fare il bagno in tutta comodità. Venduto per anni negli Emirati Arabi Uniti e in Libia, il burkini è arrivato sugli scaffali dei negozi inglesi: una storica casa di moda londinese ha voluto introdurre anche in tutta Europa un prodotto molto venduto nei paesi del Medio Oriente.

Condividi l' articolo su Facebook

giovedì 28 luglio 2016

Silenzio e solitudine - poesia tuareg


Solamente chi vive nel deserto
ne conosce il silenzio
che scende da ogni stella palpitante
e dalla bianca tomba della luna.
Si stende senza palpiti il deserto
simile al cuore di una donna morta
che nessuna carezza risveglia.

Solamente chi è perso nel deserto
senza canti di uccelli
né stormire di fronde
nell'arido grigiore
di pietra e sabbia
conosce la vera solitudine
Io mi sono disteso
in questa immensità che scava
di sotto ai nostri piedi
la cuna della tomba e del vagito.

Condividi l' articolo su Facebook

sabato 18 giugno 2016

Proverbi tuareg



           Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada. 

           Chi corre sempre, saprà sempre meno cose di colui che resta calmo e riflette.

           La pazienza è un albero: le radici sono molto amare, ma i frutti dolcissimi


           Mettiti in cammino anche se l'ora non ti piace. Quando arriverai l'ora ti sarà                      comunque gradita ...



Condividi l' articolo su Facebook

sabato 4 giugno 2016

La cucina araba durante il Ramadan.


Paradossalmente non si cucina mai così tanto come in tempo di Ramadan. Al tramonto del sole, l "iftar" annunciato in tutte le città dalle sirene, segna la fine del digiuno. Il pasto inizia solitamente con un dattero perchè era così che il profeta Maometto rompeva il digiuno. Al centro tavola troneggia la “harira” fumante, zuppa marocchina a base di pomodori, lenticchie, ceci, riso e carne, piccante e all’aroma di limone. A seguire, tè, dolci, frittelle, uova, datteri...una mescolanza di sapori dolci e salati Gli chebbakia, nastri intrecciati di pasta fritta, aromatizzati al miele e spolverati di semi di sesamo, sono i dolci per eccellenza del Ramadan, ma bisogna ricordare che ogni paese islamico ha il proprio piatto tradizionalmente legato al Ramadan. L' “iftar” viene offerto a tutti; chi si trova fuori a quell’ora, può affacciarsi alla porta di una casa qualsiasi e riceverne. Spesso, verrà invitato a sedersi e a mangiare.

Condividi l' articolo su Facebook

martedì 10 maggio 2016

L'Araba Fenice


Araba Fenice Bennu – Rappresentazione parietale egizia

La Fenice, nota come “Araba Fenice”, è un uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri, dopo la morte.
Gli Egizi furono i primi a parlare del Bennu che poi nelle leggende greche divenne la Fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo, azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che le scivolano morbidamente oppure erette sulla sommità del capo.
Quando la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, dopo aver vissuto per 500 anni, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma. Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.
Per via della cannella e della mirra che bruciavano, la morte di una fenice era spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi un piccolo uovo, che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice, dopodiché la giovane e potente Fenice, volava ad Heliopolis (città del Basso Egitto) per posarsi sopra l'albero sacro,«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra». Alcuni storici si domandano se sia veramente esistita la fenice e facendo riferimento alle opere dei poeti romani la considerano nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. Altri, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.

Condividi l' articolo su Facebook
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...